RUBARE ATTIMI A ME STESSO
(Lo scorso Autunno ho scritto sulla mia Milano vista dal Borgo per una pubblicazioncina interessante.
Il prossimo fine settimana saro' da quelle parti; ne approfitto per condividere con voi i capoversi che seguono...)
E' l'alba del 19 ottobre.
Entro il crepuscolo ho promesso di consegnare qualche capoverso sulla citta' meneghina vista da qui …
La mia precipua cartolina da paesaggio emozionale con lo sguardo vissuto da una prospettiva particolare.
Da un punto di vista forse scomodo ma, di certo, privilegiato e distaccato.
Quello del borgo di Correggio.
Principato emiliano di 20.000 abitanti che beve lambrusco di pregio e ascolta il rock’n roll “di una bellezza un po’ disarmante”.
Questione di dimensioni degli spazi o delle geografie dell'anima?
Basti l'idea che per percorrere la mia città servono pochi giri delle lancette e si aprono i campi, in questa stagione rosseggianti di viti.
Milano è grande, non s'abbraccia con lo sguardo, porta per un provinciale il mistero della metropoli, spezza quell'idea romantica che la città debba esser bella, insegna la poetica della periferia.
Non esiste centro storico senza banlieue, molto spesso viva, vera, perchè fatta di sveglie che suonano presto la mattina, di stazioni della metro nella nebbia, di tempi che un abitante del borgo non contempla.
Il mio avvicinamento, comunque continuo e costante, lo canta perfettamente Paolo Conte e viene da "lontano, lontano, oltre Milano, oltre i gasometri, oltre i manometri, oltre i chilometri e i binari del tram...".
In linea con una vita privilegiata, piacevolmente disordinata e incerta.
Forestiero e a fare una "passeggiata" di parole per le vie, i viali, le piazze.
Da dedicare, con umiltà e sentimento, a Milano.
Ripenso e rivivo la petite promenade di una vita.
La domenica da adolescente, con l’abbonamento al Meazza a tifare i “colori del cielo e della notte”, ci arrivavo con mio papà quando si facevano 200 km per assecondare ad ogni gol un abbraccio che ben presto cominciò ad avere il senso e il sapore del rito.
San Siro aveva solo due anelli ma lo ricordo mastodontico, ben più grande di quanto non sia ora.
Eterna domanda: e’ il senso della storia che rende romantica la vita o anni addietro tutto faceva la tangente alla poesia con maggiore frequenza e naturalezza?
Ancora una questione di dimensioni, che si srotolano nell'animo in un’oscillazione pendolare tra ricordi e reale.
La mano del papà che ci sembra un’immensa mano di pane, o come canta Lorenzo: "Un uomo guarda la sua mano. Sembra quella di suo padre quando da bambino lo prendeva come niente e lo sollevava su. Era bello il panorama visto dall’alto. Si gettava sulle cose prima del pensiero. La sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero".
Siamo quello che vediamo, vediamo quello che siamo... Una magia quotidiana che solo chi è piccolo, per età, per luogo di provenienza, per abitudine riesce a trasformare in epica: lo stadio, il carosello di eroi moderni, i chilometri percorsi.
La distanza da coprire, non percorribile a piedi, regala alla giornata il sapore dell'impresa e Milano era una roccaforte da espugnare, da esplorare, da ripensare un istante prima del sonno, stringendo il cuscino.
Poi, più grandicello, e’ Milano durante le serate garibaldine nelle settimane della moda.
Ai tempi di giurisprudenza, frequentata in quel di Parma, quando scambiai la Bocconi per una fonte inesauribile di glamorussime e nuove amichette esagerate in bellezza da conquistare, da corteggiare.
Prima delle festicciuole, che erano il festival dell’allure, le portavo all'Antica Trattoria della Pesa, in zona Brera direi.
Innamorato, rischiavo di trovarmi in Stazione Centrale anche tre volte la settimana affrancandomi dagli esami di diritto di quella sessione ;-)
Tutto questo mi ha fatto assaporare il sapore della fuga: dalla quotidianità degli studi, dalla piccola, ducale, riservata Parma, sbalzandomi in una notte che offriva un caleidoscopio, o forse i miei occhi e il mio cuore, ammaliati, incantati e sedotti, vedevano gli angoli dei navigli, le colonne romane di s. Lorenzo, giù fino alla darsena, un safari per la mia anima esploratrice.
Ed ora, magari con più libertà e senza il timore di perdere una sessione d'esame, ripenso con nostalgia alla sensazione furtiva di rubare attimi a me stesso per ridisegnarli su dune di paillettes...
L'ho camminata Milano, mai tutta e mai abbastanza... Mi rifugio al planetario per vedere un cielo stellato nel bel mezzo della città.
Bevo il caffè e vi auguro una vita perfetta.
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