UN BICCHIERINO DI LABRUSCA IN PIU'
Non riesco ad immaginarmi cent’anni.
E’ difficile misurare il tempo. A volte lo faccio guardando le stagioni che si rincorrono. L’una attende l’altra ed esiste per preparale il terreno fino al completamento di un ciclo. Nessuna muore, ma ritorna e racchiude tutte le altre.
Mi piace questa immagine, mi rassicura.
Stasera, dopo ore di festa qui in Cantina, la mia vita e’ piena. Gli sforzi stasera mi regalano un senso di compiutezza.
Sorrido e un po’ ho paura.
La parte più lunga della mia vita è passata, anche io vado incontro allo scorrere del tempo, alle energie che si assottigliano, ad un autunno di vita. Fa paura, ma fa anche sorridere. Ho piantato una ghianda di cui non vedrò che un germoglio, ma io sogno la quercia, e la pianto perchè la vedano i miei nipoti. Con questo pensiero la paura non paralizza, produce solo una piccola scossa.
Sembra che adesso nulla, e nessuno, mi impedisca di essere felice. Dico felice di essere vivo, solo questo.
Felice di prendere, per una volta e per una sera, un po’ anche le cose come vengono.
Chissa’ se i miei figli, i miei nipoti e chi verra’, un giorno capiranno che le sfide improvvise, spesso, sono doni inaspettati. Avrebbero una vita bella e, forse, tutta questa storia potrebbe declinarsi senza rischi di oblio.
Cent’anni?
Il presente che tiene per mano il passato con il ricordo e strizza l’occhio al futuro con l’attesa.
Mancano tanti pezzi di storia per raggiungerli e, probabilmente, non ci arriveremo mai ma stanotte sogno. Nulla accade prima di un sogno. D’altronde, tutte le cose che oggi giudichiamo antichissime un tempo furono nuove.
Qualcuno le ha sicuramente guardate con sospetto, si è ritratto da esse ed ha pensato che non sarebbero sopravvissute a lungo. Un papa’ e’ sempre prima figlio.
Nessuno gli insegna ad esser padre, se non suo padre, se non i suoi errori scapestrati, la sua irruenza che nella gioia della responsabilità si quieta. Magari, con questi pensieri, porto fortuna a questa taverna e a queste bottiglie.
Non c’e’ niente che mi fa stare meglio: combattere una buona battaglia che superi il momento presente, di cui io non veda il frutto ma lo sogni soltanto e ne veda, invece, la promessa, perchè la quercia metta radici solide. Non scommetto sul successo del fine, scommetto però sul percorso, che mi fa sentir forte come a vent’anni e superare le amarezze quotidiane.
Senza volere sto sognando. Non me lo concedo mai.
O forse sono un sognatore inconsapevole. Si, dai, un po’ lo sono per davvero. Lo sono alzandomi ogni alba per aprire questa benedetta porta e per poi richiuderla, ogni giorno, solo al crepuscolo.
Stanotte è una notte di lucciole, ascolto il silenzio della campagna come prima mai e in pace con me stesso, comprendo per la prima volta come correre significhi anche rallentare.
Auguro a chi verra’ di fare tanti errori mettendoci cuore e passione piuttosto che vivere una vita con freddezza e distacco. Tanto, quando pensi di sapere un paio di risposte, ci pensa la vita a cambiarti le domande.
Ora basta, mi sono concesso anche troppo... E’ colpa del vino. Si sa, davanti ad un buon vino perdi le resistenze. Io le perdo dopo un bicchierino di Labrusca in piu’ e davanti all’immagine dei volti della mia famiglia. Li vedo tutti nell’ultima lacrima rossa sul fondo del bicchiere.
Nonno Brenno.































