COLORARE FUORI DALLE RIGHE
La disciplina e’ il mio credo.
La trasgressione, talvolta, il mio nettare. Caldeggio quei peccati veniali e, come tali, da confessare.
Adoro prendere spazi tutti per me. Al contempo ho sempre ben scolpiti, nella testa e nel cuore, obiettivi (e sogni) a breve, medio e lungo termine.
Gli allenamenti, lo studio, la riflessione, la lettura, le musichine, il relax, la condivisione continua e costante.
Riassumendo? Non chiedermi di mordere il freno!
Credo nell’ossimoro di essere trasgressivo e, al contempo, integrato.
Vivo nell’apparente contraddizione di essere me stesso strizzando, comunque, l’occhio a chi potrebbe far fatica a comprendermi per storia, cultura e vissuto diversi.
Il dissimile, da sempre e per scelta, lo vivo come sinonimo di crescita.
“Sono qui per combattere i miei demoni”, e’ il tatuaggio di una cara amica che vive nel down town di Firenze.
Conosco ragazzi e ragazze poco piu’ che adolescenti e ce l’hanno gia’ fatta.
Altri, dopo una vita di guerre, sono ancora a battagliare.
Tu a che punto sei? Io non lo so. Forse non mi interessa saperlo.
Mi fanno impazzire di ammirazione coloro i quali, piu’ che adulti, quasi “vecchi”, non hanno risolto alcunche’ ma, non accontentandosi di sopravvivere, lottano da sempre ad un livello piu’ alto: rimangono semplici, danno tutto e sanno commuoversi di gioia per un inaspettato pereggio emotivo strappato in trasferta.
Mi piace, poi, l’idea di definire la mia vita come la somma, non algebrica ma sinergica, di alucni incontri.
Qualcuno che arriva, non ti e’ dato sapere da dove, a “spettinarti il cielo”; non sai come, non sai quando.
Ti prende per mano e ti insegna a colorare fuori dalle righe.
Tu fai lo stesso quasi senza volere e, così, il sinallagma diviene romantico perche’ privo di aspettative reciproche.































