Il seratino di ieri rischiava di diventare troppo sovrapponibile ad altri, magari con in mano un libercolo noioso che, probabilmente, abbandonero' a data da destinarsi.
Nel menu' del crepuscolo, evidentemente tutt'altro che d'essai, ci sarebbe stato anche il sottofondo della finalissima di miss Italia.
Sorridi pure, ci sta ;-)
Non e' glam, ma cio' che e' nazional popolare mi catalizza.
Adoro, quindi, anche seguire l'Italia del pallone ai mondiali e criticare la prima mezz'ora della prima puntata di San Remo.
Mi alzo in piedi se uno dei nostri corre per la medaglia d'oro, faccio l'alba per Luna Rossa con il vento in poppa spigozzando durante la bolina, tifo Valentino fino all'ultima staccata, sto alzato per Benigni che prende l'Oscar e mi sintonizzo sul discorso di fine anno del Presidente della Repubblica mentre organizzo l'out-fit della serata.
E' la sagra dell'ovvio se dico che la televisione generalista e' da pollice giu' periodico ma, ma io?
Mangio la foglia (trash), persevero e un po' la guardo.
Perche' mi garba da matti, l'indomani, condividere con chicchessia cio' che ho visto.
Da bimbo, la mattina a scuola, era bellissimo far finta di sorprendersi per essere stati alzati un po' di piu' davanti allo stesso film ...
Oggi le alternative sono sempre di piu' ma le cose che ci legano, che ci fanno battere il cuore all'unisono, vanno scomparendo: senza relazioni e senza il confronto non c'e' progresso. Ne' individuale, tantomeno collettivo.
O, comunque, rimane una crescita sterile.
Anche nel Borgo trovi, sempre piu' spesso, gente che al bar ci va solo per leggere il giornale ... in santa pace.
Allora e' bastato qualche pensierino epidermicamente depotenziante per farmi andare in quel di Carpi per la ricostruzione, con il dramma borghese sullo sfondo, del 1968.
Se "IL GRANDE SOGNO" voleva essere un romanzo sopraffino meramente storico/politico, forse, ha fallito la sua mission.
L'intento precipuo, pero', penso fosse spronare a riflessioni intime, e allo stesso tempo crude, sulla semplice complessita' delle sfumature di quegli anni.
Dai rapporti in famiglia, con se stessi, con i sogni .. per l'appunto.
Non ho l'esperienza, la cultura e la sensibilita' per declinare quella fase e non mi lascero' tentare.
Mi limito, con la cenere in testa, a sostenere e constatare che il vero fallimento puo' solo mal celarsi dietro al facile alibi della disillusione.
ll film e' duro e severo ma riesce a non cavalcare l'onda, populistica, del disinganno.
Per questo mi e' piaciuto.
Perche' il regista, comunque schierandosi, lascia ad ognuno la liberta' portarsi a casa un po' quello che vuole.
Il filtro del passato serve ancora per dirci qualcosa sul presente che viviamo?
Non so. Ma la domanda e' giusto porsela.
Quanto appena predetto vorrei viverlo prima o poi.
Passo a chiudo ...
...e, con la playlist che canta, vado a lottare per il mio grande sogno.