IL FAVOLOSO MONDO DEI DESIDERI
Rieccoci.
Mi sto impegnando a scrivere poco.
Scusatemi.
Presto tornerò con un battere e levare quotidiano.
Come si può avere, quindi, accesso al favoloso mondo dei desideri?
Domandone.
Provo a scimmiottare una risposta.
Penso che per prima cosa sia importante relativizzare il presente.
Mi spiego con un esempio. Se uno studente focalizza tutte le sue attenzioni sugli esami, perde l’interesse per lo studio ed entra in ansia. Quello che voglio dire è che ritengo importante ogni tanto chiedersi: “Cosa significa quello che faccio?”
A me dà un sacco energia desiderare a ruota libera.
Preferisco essere un sognatore piuttosto che uno scettico, un illuso piuttosto che un rassegnato.
Sapete, è favoloso far riaffiorare a briglia sciolta il mondo dei desideri.
“Se tu fossi libero, che cosa ti piacerebbe fare?”
Prima di giudicare un mio sogno guardo e mi assicuro che dietro ad esso ci sia l’esercizio libero del cuore.
Faccio la prova del nove e mi chiedo: “Chi è il padre di questo desiderio?”
Ho voglia di dirvi un sacco di cose…ne mitraglierei ad oltranza….
Per oggi chiudo citando un romanzo di Ibsen, letturina più che glam dell'estate due zero zero sette nel down town della Versilia. Sempre sotto l’ombrellone ma trafitto dal sole, un occhio leggeva e l'altro (quello più concentrato) accompagnava per mano le passeggiate di signorine intente a gestire la tintarella sino al tramonto aspettando l'alba di un piano bar in Capannina.
“Mi ritrovai un’ombra, non un corpo né persona: girai per casa e vidi per terra dei gomitoli; mi dissero: siamo i pensieri che tu non hai svolto. Andai nel bosco e vidi le foglie secche: siamo le parole che non hai dette e che dovevi dire per la verità. Andai sui monti e udii i venti: siamo le canzoni che non hai cantato per la felicità degli altri. Andai nei prati e vidi le gocce di rugiada: siamo le lacrime che non hai mai pianto per amore”.































