sabato 20 ottobre 2007

UN SACCHETTO CHE CONTENEVA ANCHE IL CAFFE'

Vieni a sapere di una strage nel Tribunale dove hai passato due anni da praticante avvocato.
Sapete già tutto.
Lui, in sede di separazione, spara e uccide la moglie. Le forze dell’ordine intervengono colpendo a morte l’attentatore … ci sono altri feriti, alcuni irreversibilmente.
Colleghi presenti ti raccontano tre cose disordinate e incerte;
… dopo un secondo parli, tra te e te, dell’omicida come del demonio, del diavolo …
Lui è un assassino. Punto.
A capo.

Dopo qualche tempo, 48 ore forse, di notte, accendi la tv .
Sua figlia diciassettenne, albanese con un italiano migliore del tuo, ti racconta tutto l’opposto.
Parla del momento di follia ma difende il papà, incensurato e cittadino modello.
“Chiedeva aiuto da anni e, costantemente, tutti lo hanno ignorato” …
Notate, la figlia DICIASSETTENNE che due giorni prima, in un colpo solo e per quel gesto, ha perso mamma e papà.
Racconta la storia della loro famiglia. Di come quell’uomo, capace di un’impresa così orribile, avesse sino a quel momento allevato, cresciuto e mantenuto due figlie praticamente da solo, senza collaborazione della di lui compagna, in un paese straniero e lontano dalle sue radici. Usciva di casa la mattina all’alba per andare a lavorare con la pausa pranzo in un sacchetto.
Un sacchetto che conteneva anche il caffè, fondamentale per risparmiare qualche euro in più che sarebbe servito a far studiare le sue due bambine.

La storia del caffè mi fa piangere un sacco.

L’altro giorno vi parlavo di quanto possa essere, per tutti noi, emotivamente pazzesco conoscere l’altro dall’interno.

Il “non giudicare” ce lo ripetiamo tutti, di tanto in tanto … poi, inevitabilmente, ci si ricasca.
A quel patacca del Pibe è capitato ancora una volta.
A quel patacca del Pibe che adora "Radio Freccia" quando il suo protagonista chiude con "credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri."


A volte mi chiedo che fine avrei fatto se non fossi vissuto in un festival di privilegi.
Spesso la risposta mi fa paura.
A volte mi sento bravo per quello che faccio.
Spesso, dopo schiaffi come quello di stasera, me ne pento.

Stanotte non ho proprio certezze ma solo un cammino da seguire.
Penso sia comunque tanto.

Ciao

6 commenti:

peppa ha detto...

"credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri."


questa è una grande verità...e mi viene in mente il caso della strage di erba....mah..

Davide Bianchini ha detto...

Ero lì, in cortile. Come ogni giorno pronto a fare il solito giro di cronaca giudiziaria. Poi gli spari. Ho parlato con la figlia venti minuti dopo la strage. Era fredda, lucida, proprio come l'hai vista in tv nelle interviste girate giovedì e venerdì. Ho lavorato senza sosta per quattro giorni, 12/14 ore al giorno. Oggi finalmente ho un turno di riposo, e per la prima volta ripenso a quello che successo da uomo e non da giornalista. E tremo.

Alessio Pibe Lini ha detto...

Prescia ... grazie ancora una volta per il supporto durante la chiacchieratina di stanotte ...

Didi!!!!
Ma ciao!!!!
Grazie per il tuo contributo, non sai quanto gradito...

beppone ha detto...

aDORO LA CRONACA, LA FREDDA CRONACA DEI FATTI, CHE TI LASCIANO L'IMMAGINE IMMEDIATA DI CIO' CHE SUCCEDE, PROPRIO PER IL MOTIVO CHE DICI TU, PIBE. iO VADO, VEDO E RACCONTO... TUTTO QUELLO CHE C'è DIETRO E CHE QUALCuno poi prova a raccontarti, cercando anche (forse) di farti cambiare idea, non è più così immediato e vero. Puoi pensare finché vuoi, cercare di capire, ma solo lui (e ripeto) soltanto il povero assassino sa perché lo ha fatto e chi può avere ragione in questa storia... La figlia? Già, 16 anni e un coraggio da vendere, ma sarà vero quello che dice? O è il frutto di una cultura (lascia stare l'italiano perfetto) che forse è animata dalle radici di una terra che vivono comunque in lei.

Penso alle dichiarazioni di quelle che vivono, costruiscono e portano avanti la Casa delle donne, penso all'avvocato di lei? Hanno delle colpe, potevano evitare tutto questo? E l'assassino? Qualcuno l'ha seguito, aiutato, consolato?

La verità, dico tutta la verità, non la saprà mai nessuno e quell'uomo, che oggi viene dipinto come un assassino o come un padre addolorato e disperato, in realtà era soltanto.... UN UOMO SOLO!

Lone Wolf ha detto...

Tutto vero quello che dice Beppone.
Come pure che ormai ci soffermiamo troppo a cercare di comprendere ragioni e perché che non esistono.
Il relativismo etico è una gran cazzata.
Oltre ad esser(non principale, ma) importante concausa di fatti e circostanze aberranti come questa.
"Il mondo comprenderà la mia disperazione.. il mondo cercherà di capire perché una cosa del genere è potuta avvenire".
...... Ma non sei che uno squallido assassino.

Alessio Pibe Lini ha detto...

E' una storia che mi fa riflettere senza mai avere una mezza risposta; ... poco importa ... forse perchè la risposta mi fa paura o forse perchè proprio non la so.

Ribadisco che se ci penso sto male.

Reagisco solo con la scelta di impegnarmi e mettere passione nelle cose che scelgo di fare.

Ciao e grazie per il contributo a tutti!
Baci